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  • La cultura religiosa per i laici

    Semeria con Fogazzaro e gallarati Scotti

    Intanto, nell’attesa che il clero prendesse coscienza dei grandi stravolgimenti avvenuti nella cultura del secolo per poter adeguatamente prepararsi a rispondere a quell’ondata di sfiducia, di irreligiosità, e di razionalismo imperante, che travolgeva l’Europa di fine Ottocento, pensò di lavorare alla costruzione, dalle fondamenta, di una cultura religiosa per i laici, realizzando – fra i primi – il progetto di una Scuola Superiore di Religione a Genova, nel novembre del 189728;  una scuola che, oltre a fornire una conoscenza ampia e profonda delle scritture, dei testi essenziali del Magistero, desse modo ai cristiani di spaziare, anche, verso gli studi storici, letterari e filosofici contemporanei. Dal Fogazzaro al Von Hügel, da Giulio Salvadori a M. Blondel29 .

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  • Lo studio e la ricerca teologica

    Semeria giovane studioso

    Col suo impegno di studioso ed oratore sollecitava, infatti, il clero, gli intellettuali, i teologi, a conciliare con la morale – e il pensiero cristiano – il frutto delle nuove scienze, delle più recenti scoperte – specie nel settore della critica storica – in modo che la pratica della religione e l’onestà intellettuale dello scienziato potessero procedere di pari passo con la conoscenza scientifica, nella prospettiva di arrivare a un’interpretazione della realtà, integrale, sinceramente cristiana.

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  • Introduzione

    Semeria adolescente

    Quando, nel 1895, il futuro Pio XII – allora giovane seminarista – in una lettera al Semeria1 ricordava che il suo discorso sull’apostolato di S. Filippo, a Roma, gli aveva fatto riscoprire “come è bello e consolante il pensiero e la speranza di poter consacrare tutta intiera la propria vita al bene dell’umanità – di sacrificare tutti noi stessi all’amore di Cristo e dei fratelli”2 – esprimeva – con la semplicità e l’entusiasmo di un diciottenne – quell’ansia di verità, quell’amore per la Chiesa e per la scienza che spingeva centinaia di persone, nelle basiliche romane, per ascoltare la parola, suadente ma decisa, del famoso oratore barnabita3 .
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