Le condizioni dell’istruzione religiosa in Italia

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Le condizioni dell'istruzione religiosa in Italia

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 Archivio Barnabitico di Roma
Manoscritto n. 155 

 

A. Il Testo:     B. Per approfondire:     C. Letture consigliate:


 

A. Il Testo (continua):

II

Noi raccogliamo oggi i frutti di quello che abbiamo seminato; cominciamo ad avere i cittadini che abbiamo preparato noi coi nostri metodi laici di educazione.     Non è difficile scorgere quanto l’ateismo ufficiale della nostra educazione debba essere, sia funesto.     Il minimo dei danni, e pure non trascurabile, è la stessa lacuna che di tal guisa si determina nelle culture dei nostri giovani: se non ci fosse altra ragione per istruirli religiosamente questa rimarrebbe sempre che senza religione la cultura in Italia è impossibile, e in ogni paese riesce incompleta.      Ma come, o mie buone signore, senza una buona istruzione cristiana come comprendere Dante? come gustare i Promessi Sposi o gli Inni sacri? come capire la nostra storia moderna? la storia delle Crociate e dei Comuni, le lotte gigantesche del Papato e dell’Impero? come intendere tutta l’arte nostra? quell’architettura che è quasi sempre ecclesiastica, quella pittura che ha attinto quasi sempre alla Storia Sacra le sue ispirazioni? Un giornale di Genova riportava pochi giorni addietro l’aneddoto d’un artista non ignobile che dopo aver provato il Nerone di Pietro Cossa si accostò all’autore dicendogli: Scusi la mia ignoranza, ma quel Galileo nel dramma, ai tempi di Nerone non so davvero come ci stia… mi pare che Galileo sia contemporaneo di Newton!      Signore: colla ignoranza religiosa che ci invade non è lontano il giorno in cui gli scolari chieggano al maestro se Davide sia morto ad Arcidosso e se Saulle non fosse un membro della spedizione dei Mille.

     Più che elemento della nostra cultura italiana la religione è suggello della cultura umana. La religione è la filosofia, la più alta filosofia del mondo e della vita.     Il M. E. ebbe ragione di chiamarla regina delle scienze: essa lo è.     Lo spirito umano non sta, non può stare, non starà pago mai ad una serie per quanto numerosa di fatti osservati, raccolti, classificati: dall’analisi si sentirà sempre spinto su alla sintesi.     Vorrà sapere donde tutti quei fatti vengono e a che servono. L’uomo più colto si domanderà con una curiosità ancora più varia che non facesse l’uomo selvaggio quale sia la prima causa e il destino supremo di tutto.     E la risposta sarà sempre una religione, e quando non si vorrà più la religione del teismo, si creerà la religione del monismo, come ha fatto Haeckel… ma una religione si formulerà non solo come un bisogno della vita, ma anche come un’ esigenza dell’intelletto.      Perché tener al buio su tutto questo giovani che si vogliono far crescere colti, convinti che nella cultura vi è il segreto non solo di materiali, sì anche di morali progressi?

     Morali progressi… ecco la cosa che a noi importa di più. Non abbiamo bisogno solo d’uomini colti, abbiamo bisogno d’uomini onesti.     La cultura è una luce, la onestà è una forza.     Ora la religione è l’elemento moralizzatore per eccellenza: essa porta sicurezza nell’enunciato dei doveri, altezza nella ispirazione, severità nella sanzione.      Il dovere se non è sicuro, non è più dovere.     Per imporsi agli altri bisogna essere sicuri di sé.     Una piccola fessura sgonfia un pallone; una esitanza annienta il dovere.

     Questa intonazione sicura nell’annunciare i doveri la religione la possiede come nessun altra.     Dal Catechismo li imparammo noi tutti fanciulli come cosa indiscutibile: ci si impressero nell’animo che del resto faceva eco con sentire proprio alla voce che gli veniva di fuori, e anche quando ne trasgredimmo il comando sentimmo di non poterne (ignorare) le formule.      Ottengono altrettanto quei famosi trattati dei Diritti e dei doveri che devono cominciare dal discutere ciò che importerebbe d’affermare?     E a noi fanciulli la religione intimando il dovere parlò di un Dio che lo vuole adempito pronto come a premiarne la osservanza a punirne la violazione.     Strappandolo da questo ambiente religioso il dover non si può che abbassare nei suoi motivi, attenuare nel suo vigore.   Perocché il punto d’onore e l’interesse sociale che hanno da fare in nobiltà col volere dell’Essere infinitamente buono? e ai giovani a cui non parleremo più delle sanzioni divine parleremo di quelle del codice penale?      L’ignoranza religiosa si risolve, o signore, in un’atonia morale.     Ci lamentiamo che mancano i grandi caratteri e lavoriamo in tutto il nostro sistema ateo di educazione a distruggerli – simili all’agricoltore che si lagna delle sue piante tisiche e non s’adopra ad innaffiarle.

     E il male esempio è contagioso: dall’alto si propaga al basso; una borghesia indifferente per ignoranza genera a poco a poco una plebe incredula.     Senonché nella plebe la incredulità non si ferma al punto a cui la borghesia l’aveva spinta, va là dove la borghesia non vorrebbe davvero che arrivasse: va al socialisno.     Non la sola irreligione è causa di quel socialismo che fa in mezzo alle nostre plebi operaie e agricole così rapida, così fortunata conquista; e neanche si può dire che ogni forma di socialismo sia ugualmente riprovevole e minacciosa.     Ma proprio l’incredulità al socialismo cui tante cause d’ordine economico fomentano e nutrono in mezzo a noi dà una intonazione antipatica e funesta.

     Il nostro socialismo, me me sono dovuto convincere in questi ultimi tempi ancora più che non ne fossi persuaso prima, non è solamente e neanche principalmente una teoria economica è una dottrina irreligiosa: non vuol solo trasformare economicamente la società, vuole religiosamente sconvolgere e di fatto sconvolge le coscienze.     Ma esso non è in fondo che la proiezione pratica di materialismo e positivismo teorico, è lo sviluppo popolare della incredulità borghese.     Se la vita è piacere niente altro che piacere, come bisogna pur dire che sia se l’uomo è una macchina e tutto è materia, la società diventa un contrasto d’ interessi …e allora ciascuno deve fare i suoi. I borghesi hanno fatto i loro arricchendo a spese del lavoratore – e i lavoratori fanno i loro cercando di spossessare i borghesi.

     Ora io non dico, mie buone signore, che si debba tornare al Cristianesimo per paura del socialismo.     Una religione professata per interesse sarà antipatica per manco di sincerità e per lo stesso difetto di sincerità inefficace: il popolo non seguirà i borghesi in una via in cui si sia accorto ch’essi entrano per il loro tornaconto.     Se mai proprio l’essere entrati i borghesi per quella via gli sarà argomento ad uscirne: l’essere la borghesia tornata cristiana per paura del popolo, farà diventare il popolo anti-cristiano per dispetto alla borghesia.     No… non per paura bisogna simulare la religione (simulare dico perché la paura non può consigliare che delle ipocrite scelte) non bisogna simularla per paura, bisogna professarla per convinzione e allora si sarà posto al socialismo ateo ed epicureo un valido riparo.     La religione produrrà sociali vantaggi a quelli che non li avranno cercati, o meglio, non avranno cercato lei in grazia loro.     Si avvererà la parola del Cristo: Cercate Dio e la giustizia e il resto verrà da sé.

     Oh diamo a questi giovani che entrano timidi inesperti fiacchi nel cammino della vita, diamo dei principi solidi, diamo delle nobili idealità; educhiamoli a levare alta verso il cielo la fronte di là riconoscendo la loro origine, là aspettando il loro vero destino: imprimiamo nella loro coscienza un principio superiore di dovere e una meta chiara dei loro sforzi. Al corpo la ginnastica, all’intelletto la scienza, all’animo la pietà: non una pietà d’abitudine, nella sua insita incoscienza, e inefficace, non una pietà sentimentale di cui adulti debbano vergognarsi ma una pietà illuminata e vigorosa in cui possono anche adulti trovare conforto di dolore, stimolo di virtù.

III

     Diamo … Potremmo a stretto rigore rivolgerci allo Stato e chiedergli in nome della enorme maggioranza degli Italiani che faccia rientrare il Catechismo in quelle scuole medesime da cui lo ha fatto uscire.     Potremmo ma la domanda non sarà efficace se non il giorno in cui si sia fortemente appoggiata.     Quello sarà il giorno delle grandi lotte ed allora a creare quel movimento d’opinione che precede e prepara le leggi sarà preziosa eziando la collaborazione delle donne.     Intanto che quel giorno matura nel segreto del consiglio della Provvidenza non è da stare con le mani alla cintola non potendo aver tutto non è da abbandonarsi a non far nulla.      Non potendo contare molto sull’appoggio dello Stato è da contare sulla privata iniziativa.      Usciamo una volta da questo circolo un po’ vizioso che ci fa biasimare lo Stato perché troppo invadente e poi ci fa chiedere sotto forma di aiuto altre sue invasioni.      A dare ai nostri figli quella educazione religiosa di cui lo Stato, contro ogni suo dovere e il suo bene inteso interesse non si occupa né punto né poco, pensiamo noi.

     Il Clero ha sentito il suo dovere.     Non contento di mantenere l’istruzione religiosa in Chiesa, conscio che là molti non vengono o per quello spirito di casta che è tutt’altro che morto malgrado tante tendenze democratiche, o perché quell’insegnamento affatto elementare non corrisponde più al loro grado di cultura, ha aperto Scuole di religione dove i giovini trovino un pascolo cristiano proporzionato via via alle loro forze intellettuali.     Perché questo è bello e grande nel Cristianesimo che esso ha parole adattate per tutti: stempra in latte da fanciulli e organizza in cibo da adulti le stesse dottrine.     Queste Scuole fioriscono in non so quante città d’Italia e Lodi, la Lodi laboriosa e gentile, non ne ha voluto mancare.     Una prova, una semplice prova fatta lo scorso anno ha trovato lauto e così schietto favore presso i giovani da affidare sulla stabilità e sul progresso dell’opera quelli che vi si sono coraggiosamente accinti.

     Ma essi, preti e religiosi uniti con fraterna carità in intento comune, sentono di potere ben poco senza l’aiuto delle madri.      Voi avete tutto l’interesse che vi crescano su buoni i figlioli, ma per esperienza avete appreso quanto presidio di bontà sia nella religione.      Non che basti sempre essa sola, ma senza di essa, non si conclude un bel nulla.      Se l’insegnarla non basta a rendere buono l’uomo, l’ignorarla non ha giovato mai a renderlo migliore.

     Non però solo il piccolo interesse domestico vi deve spingere ad appoggiare l’opera nascente sì anche un nobile interesse sociale.      Si vuole oggi una donna che dispieghi in una sfera più vasta la sua azione, una donna che esca di casa per diventar cittadina.     Ma io credo non occorra alla donna spostarsi per ingrandirsi.     Con una sociale coscienza può compiere vecchie funzioni domestiche.      Potete diventare eroine senza cessare d’essere donne.

 (torna a pag. 2)                                                                                                          (continua a pag. 4)

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